sabato 7 novembre 2009

Essere o apparire

La maschera è un mezzo ambiguo, dietro il quale da un lato la verità ama nascondersi per salvaguardare la propria profondità, ma che dall'altro noi utilizziamo per non vedere la realtà, per sfuggire da essa. Frutto dell'inevitabile divergenza tra essere e apparire è la maschera.
Nella vita quotidiana, indossiamo varie maschere nel relazionarci con gli altri. La maschera "cela" prima che mostrare. Nasconde l’identità, protegge dal giudizio, come dagli sguardi intrusivi. L’uomo si sa ha bisogno dell’esteriorità, dell’apparire, più di quanto voglia ammettere; perché vedere diventi già comprendere, già sapere. Sentirsi vivere assumendo le sembianze della maschere che si sceglie di indossare, non perché aiuti a manifestare se stessi, ma perché attraverso il suo utilizzo, credendo di essere ciò che si indossa, scopra la propria individualità.

venerdì 6 novembre 2009

I miei sogni

I miei sogni sono lucciole,
perle di un animo ardente.
Nelle tenebre calme della notte
lampeggiano in frammenti di luce.


Tagore

giovedì 5 novembre 2009

Non molto lontano da qui

Amore mio, non sempre tutto volge per il verso giusto:
ma non è soltanto a causa del maltempo
se il raccolto è andato perso.

Ed è buffo come a volte il tempo scorra
meglio del previsto: un panico incombente
ci costringe ad addomesticare
un fervido sorriso, un benessere improvviso.

E’ forse una remota speranza la felicità?
Godersi il sole in dicembre, non molto lontano da qui nevica.

Non molto lontano da qui la gente escogita affannose corse
in preda all’ansia di tornare al punto di partenza, e dimentica
il peso della posta in gioco, e il come e il quando mentre fuori piove.

Amore mio, non è una colpa il non saper gestire la gioia
e il fatto di trovarsi a proprio agio nel dolore e nella rassegnazione.
Ed è innaturale come a volte ci forziamo di ignorare
il gemito costante delle nostre reali inclinazioni: il margine di errore di un’incessante sottrazione.

E’ forse una remota speranza la felicità?
Godersi il sole in dicembre, non molto lontano da qui nevica.
Non molto lontano da qui la gente ostenta oscure stravaganze
in preda all’ansia di stupire, indossa le sue maschere
e dimentica quella del coraggio nel momento del rilancio.

Non molto lontano da qui nevica.
Non molto lontano da qui nevica.


Carmen Consoli

mercoledì 4 novembre 2009

Correre

Siamo sempre di corsa…
Di corsa al lavoro…
Di corsa al supermercato…
Di corsa per preparare una cenetta decente malgrado questo cavolo di tempo non ci permette nulla ed incalza sempre più il microonde che scongela tutto per poi mangiare di corsa davanti ad una TV su cui scorrono di corsa tante immagini che non afferri e cadi di piombo rilassandoti su un morbido cuscino, immaginando di vivere con calma ogni istante della tua prossima giornata!
Per ammirare ed assaporare le cose più belle ci dobbiamo fermare, guardare, osservare, con gli occhi, col cuore, fuori dagli schemi, con molta calma e pazienza.
Vince chi corre, non chi si sa fermare. Vince chi impiega meno tempo a realizzare i progetti della giornata. Follia fermarsi, guardarsi intorno. Follia guardarsi negli occhi e capire se c’è dell’altro.

Tutto si consuma in pochi attimi: il tempo di un caffè e poi via, chi all’appuntamento con l’avvocato, chi al lavoro, chi a perdersi con lo sguardo davanti un monitor.
Non esiste più il tempo di chiedersi nulla e di sentire. Non c’è spazio per le valutazioni, per mettersi in discussione, per confrontarsi, perché prima vengono mille altre cose.
Alla fine ci riesce meglio correre piuttosto che metterci in gioco. Fluttua tutto sopra di noi e non ci chiediamo neanche il perché con i nostri sacchi della spesa in mano, il cellulare e la macchina in divieto di sosta.
La città caotica, trafficata, inquinata, ormai si è impossessata di noi e dei nostri tempi. Ci impone delle regole, degli orari. Ci impone iperattività e prontezza, ma ci lascia soli a fare i conti con i ritmi di un cuore che non sa nemmeno più riconoscere i sintomi di un’emozione, perché prima c’è altro.
La città è un fermento di voci, di suoni, di passi veloci, i bus sfrecciano nei loro percorsi stabiliti con i loro orari più o meno esatti… ed io, anch’io come tutti, sempre di corsa.
Via, corro, sono di fretta, la mia giornata di lavoro mi attende e come dico sempre: “domani è un altro giorno e sarà pieno di tante altre emozioni”

martedì 3 novembre 2009

Difficoltà...


...È una delle grandi difficoltà della vita... ...indovinare ciò che una donna vuole...

Italo Svevo

lunedì 2 novembre 2009

Nascondino

La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè, la Follia propose: 'Si gioca a nascondino?'. 'Nascondino? Che cos'è?' - domandò la Curiosità. 'Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare'. Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia. '1,2,3. - la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era gia a novantanove. 'CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare.' La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: 'Dov'è l'Amore?'. Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo.
Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse. Oggi, l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

domenica 1 novembre 2009

Boa Sorte / Good Luck

È così
Non c’è verso
È finita, buona fortuna
Non ho più niente da dire
Sono solo parole
E quello che sento
Non cambierà
Tutto quello che mi vuoi dare
È troppo
È pesante
Non c’è pace
Tutto quello che vuoi da me
Irreali
Aspettative
È sleale
È così
Non c’è verso
È finita,
buona fortuna
Non ho più niente da dire
Sono solo parole
E quello che sento
Non cambierà
Tutto quello che mi vuoi dare
(Tutto quello che mi vuoi dare)
È troppo
(È troppo)
È pesante
(è pesante)
Non c’è pace
(non c’è pace)
Tutto quello che vuoi da me
(Tutto quello che vuoi da me)
Irreale
(non è reale)
Aspettative
(Aspettative)
È sleale
Anche se sei lontano
Voglio che tu ti faccia curare
Da quella persona
Che ti consiglia
C’è una mancanza di connessione
Guardala da questo punto di vista
Ci sono tante persone speciali
Anche se sei lontana
Voglio che tu ti faccia curare
Da quella persona
Che ti consiglia
C’è una mancanza di connessione
Guardala da questo punto di vista
Ci sono tante
persone speciali nel mondo
così tante
persone speciali nel mondo
nel mondo
tutto quel che vuoi
tutto quel che vuoi
Tutto quello che mi vuoi dare
(Tutto quello che mi vuoi dare)
È troppo
(È troppo)
È pesante
(è pesante)
Non c’è pace
(non c’è pace)
Tutto quello che vuoi da me
(Tutto quello che vuoi da me)
Irreale
(non è reale)
Aspettative
(queste aspettative)
Sleali
Stiamo cadendo
Cadendo cadendo
Cadendo nella notte
Nella notte
Cadendo cadendo cadendo
Cadendo nella notte
Un buon incontro è reciproco
Ora stiamo cadendo
Cadendo cadendo
Cadendo nella notte
Cadendo cadendo cadendo
Cadendo nella notte

Vanessa de Mata/ Ben Harper

sabato 31 ottobre 2009

Rampicanti

Sei come il fiore
del ramo più alto
del cielo.
Il tuo profumo viene
- che buono! - da tanto lontano
come io reco,
col ramo più profondo
della terra, il mio bacio.


Juan Ramon Jimenez

giovedì 29 ottobre 2009

L'uomo saggio...

«L’uomo saggio aspetta il momento giusto, il pazzo lo anticipa, l’imbecille lo lascia passare...»

mercoledì 28 ottobre 2009

Un sogno...

"Un sogno, non è mai soltanto un sogno."

Stanley Kubrick